Lezione #2: utilizzare i Social Network per salvaguardare l’ambiente

Gennaio 21, 2019 1 di testenelpallone

Secondo l’Unep gli uomini hanno consumato risorse pari a 1,5 pianeti. 1,4 miliardi di persone esauriscono più dell’80% di questa produzione, sessanta volte di più rispetto ai cittadini più poveri. Se la produzione e il consumo rimanessero costanti, avremmo bisogno di due pianeti entro il 2030.

Dati presi dal sito UNEnvironment e raccolti da Wired.it

Sono giorni che mi occupo di una questione importante che spesso dimentichiamo, ma che bisognerebbe concretamente riqualificare e riposizionare in cima alla nostra ‘gerarchia di importanza’, partendo da noi stessi e dai nostri stili di vita.

Cosa mi è successo? Semplicemente ho guardato un film, che mi ha fatto parecchio pensare, consigliato da un mio caro amico. Si chiama La Grande Scommessa: alcuni di voi lo conosceranno, e per chi non sa di cosa sto parlando, lascerò il link sul titolo, cosicché potrete farvi un’idea sull’argomento trattato, e che vi incuriosisca a tal punto da doverlo guardare.

Un film adatto a tutti, e non solamente per chi ha studiato economia o frequentato ragioneria alla scuola secondaria (le superiori), che sarà comunque avantaggiato nel comprenderlo appieno.

Prendo spunto da una delle scene conclusive del film – avviso ai lettori che non hanno ancora visto la pellicola, che questo paragrafo contiene UN PICCOLO SPOILER, perciò per evitarlo, vi invito a proseguire con la lettura nel prossimo paragrafo – nei titoli di coda si evince che il sig. Michael Burry, uno dei protagonisti, dopo aver clamorosamente azzeccato la mossa di puntare tutto sul fallimento del mercato immobiliare del 2008 guadagnando 2.69 miliardi di dollari, abbia chiuso il fondo per investire parte del suo patrimonio in un’unica risorsa: l’acqua.

Uno dei beni di primaria necessità sta iniziando a scarseggiare

Una questione talmente banale che prendiamo in considerazione solamente se ci fermiamo a riflettere. Ben presto il mondo si troverà ad affrontare un problema grave, se non si investono tempo e denaro in soluzioni: per esempio, secondo la NASA, 21 delle 37 falde acquifere più grandi del mondo sono scese sotto il livello di guardia; mentre la Cina ha ammesso che circa il 40% dei suoi fiumi sono troppo inquinati per essere sfruttati a scopi agricoli.

E questi sono solo due esempi che rendono più chiara la situazione (e la mia preoccupazione), ed il problema vero è che a livello ambientale non è solo l’acqua a preoccupare, ma anche il surriscaldamento globale dovuto e causato in buona parte dall’inquinamento, la scarsa quantità di materie prime ricavate dall’estrazione nel sottosuolo, come il petrolio e il carbone, la deforestazione, oppure il danno irreversibile che subisce il mare, dove si calcola che ogni anno vengano depositate 269 mila tonnellate di rifiuti contenenti plastica, danno doppio se si considera la contaminazione dei mari e della fauna che, in parte, rientra nella nostra catena alimentare, e una miriade di altri comportamenti negativi tenuti dell’umanità che stanno causando danni irreparabili per la natura. Ed il problema vero è che sono in pochi ad accorgersene, ma soprattutto sono davvero in pochi a fare qualcosa di significativo per cambiare le cose, e non si tratta solo di falso allarmismo o di ipotesi catastrofiche, ormai ci siamo dentro eccome.

Veniamo al dunque.

Una delle cause principali di questa ignoranza in materia, oltre ai ritmi forsennati che tendiamo a tenere nella vita di tutti i giorni, credo che sia questa: i nostri occhi e i nostri pensieri vengono continuamente bombardati dalle pubblicità, promosse da enti e aziende il cui scopo principale, come è giusto che sia, è il guadagno, la vendita. Da qui, nasce il marketing, e l’attenzione che le aziende riservano al cliente, che viene costantemente incentivato su qualsiasi piattaforma all’acquisto di prodotti e servizi che annebbiano la nostra mente e ci allontanano dai problemi concreti, procurandocene altri di cui non dovremmo preoccuparci, come l’apparenza, che ci mette in competizione per quella scarpa firmata, o per quel taglio di capelli, o per quella macchina, o per quella borsa, per poi essere mostrata a tutti sui social network per una manciata di like insulsi, inutili e per nulla costruttivi.

E se invece di pubblicare la nuova maglia di Gucci, condividessimo almeno una volta a settimana alcuni comportamenti da seguire e da evitare per il rispetto dell’ambiente?

Se cercassimo di pavoneggiarci di meno, se anziché pubblicare le colazioni fatte in un qualsiasi bar, le cene in un qualsiasi ristorante, pubblicassimo post o stories, per esempio, così:

Lo sai qual è l’unico modo per contrastare le emissioni di CO2 ?

PIANTARE UN ALBERO.

Di quanti alberi abbiamo bisogno per vivere?

Ogni albero produce in media 20 – 30 litri di ossigeno al giorno, ma ogni uomo necessita in media 300 litri di ossigeno al giorno per vivere.

I migliori alberi anti-smog sono: il tiglio selvatico (tilia cordata), il biancospino (crataegus monogyna) e il frassino (fraxinus ornus).

E sono notizie prese da siti verificati in meno di dieci minuti.

Ho sempre sostenuto che il potere dei social network & media sia immenso, e a dirlo sono anche e soprattutto i numeri: non a caso, essi vengono spesso utilizzati per gli scopi elencati sopra, da gente famosa e gente comune, non a caso i ricavi pubblicitari di Instagram del 2017 hanno toccato la cifra di 3.5 miliardi di euro e Facebook ha chiuso dunque il primo trimestre dell’anno 2017 con ricavi a quota 11,97 miliardi di dollari, in aumento del 49% rispetto allo stesso periodo del 2016.

E vi consiglio di dare un’occhiata a questo: sapete quanto tempo passate sui social? Facebook e Instagram mettono a disposizione degli utenti una dashboard che permette di monitorare l’attività giornaliera sul social: su Fb, selezionate ‘Impostazioni e privacy’ -> ‘Il tuo tempo su Facebook’; su Instagram, selezionate ‘la tua attività’ nel vostro profilo in alto a destra, cliccate sull’icona del menù.

Personalmente uso poco Facebook (mi darebbe come media 2 minuti al giorno), mentre Instagram lo utilizzo parecchio anche per le chat, e siamo a 1 ora e 15. Se quel quarto d’ora lo utilizzassi come fatto tre paragrafi prima nell’esempio, o se condividessi un comportamento utile per l’ambiente, come utilizzare una borsa di tela per la spesa per eliminare quelle in plastica, non sarebbe più utile?

Attraverso l’impegno del singolo, possiamo cambiare il destino della nostra Madre Terra, che sembra prossima ad una fine prematura.

Tutti noi, singolarmente, possiamo ridurre gli sprechi, e seguire uno stile di vita più ecologico.

Io per primo mi impegnerò a farlo, usando gli hashtag #savetheplanet, #zeroco2 e #different. Fatelo anche voi.

L’umanità tende a preoccuparsi dei problemi quando essi si presentano in forma attiva, solamente quando abbiamo davanti agli occhi le catastrofi: allora sì che, ad esempio, dopo i circa 55 milioni di morti della Seconda Guerra Mondiale, si ha avuto la decenza di trovare degli accordi internazionali per evitare la ripetizione di tragedie di quella portata.

Presto o tardi ci accorgeremo che la Natura è il nostro bene più prezioso, e auspico che questa lezione non arriverà con l’ennesima catastrofe o disatro ambientale, ma che possa essere appresa da tutti e in fretta, condividendo e inserendo post e stories con uno dei mezzi di condivisione più semplici ed immediati della tecnologia attuale, i social network, che favoriscano il cambiamento.