Secondo weekend Dicembre 2018 – Nahitan Nandez

Dicembre 13, 2018 1 di testenelpallone
Nahitan Nandez (al centro) e Julio Buffarini (a sinistra) abbattuti dopo la sconfitta contro il River Plate in Copa Libertadores a Madrid – fonte: el chorrillero

Nahitan Michel Nández Acosta è indubbiamente il miglior calciatore non protagonista del secondo weekend di Dicembre, quello del ‘troppo atteso’ e pieno di polemiche Super Clasico di Copa Libertadores tra River Plate e Boca Juniors.

Nahitan è stato il migliore dei suoi, per 120 minuti più recupero ha corso e lottato su ogni pallone, si è sempre fatto trovare pronto in appoggio a Barrios e Perez in fase di costruzione, ha cercato di schermire le azioni offensive di un ben organizzato River, che indubbiamente sulla qualità del palleggio è stato superiore, è stato fondamentale nell’assistere Dario Benedetto con un lancio di 50 metri, in cui El Pipa si è reso protagonista di un sublime pallonetto a scavalcare il difensore e a depositare il pallone infondo alla rete alla sinistra del portiere Franco Armani per il vantaggio degli Xeneises. Dopo aver accusato i crampi all’inizio dei tempi supplementari, è stato posizionato sulla fascia per una discutibile scelta del tecnico Guillermo Barros Schelotto; tuttavia, si è reso protagonista dell’ultimo lancio lungo disperato in area di rigore, che ha portato al tiro il compagno di squadra Leonardo Jara che ha scheggiato il palo alla destra del portiere.

Questo giocatore incarna perfettamente una definizione che adesso è diventata moda, dopo che il telecronista Daniele Adani in un esaltante sfogo durante Inter-Tottenham lo ha ripetuto e spiegato nell’enfasi della remuntada interista: la Garra Charrúa, un termine che venne coniato nel 1935 per definire la squadra uruguaiana che vinse Il Campeonato Sudamericano de Football, meglio conosciuta come Copa América, a Lima in Perù. Se per Garra s’intende l’artiglio come definizione di dizionario, per spiegare la parola Charrúa, bisogna compiere un salto nel passato di 500 anni: i Charrúa erano una tribù indigena che sitrovava nella zona del Rio de la Plata (l’estuario formato dai fiumi Uruguay e Paranà, lungo 290 e largo 48 chilometri, che separa  l’Uruguay e l’Argentina) e che nel corso degli anni si ribellò costantemente all’egemonia colonialista, e resistette agli attacchi nonostante la netta inferiorità di popolazione e di tecnologie, soprattutto belliche, fino al 1831, anno in cui ci fu il genocidio di Salsipuedes, ordinato direttamente dal presidente dell’Uruguay, che fece disperdere le tracce dei superstiti tra carcere e schiavitù. Il significato figurato di questo termine è il “non mollare mai”, anche quando tutto sembra perduto, e definisce fierezza, forza, orgoglio guerriero per chi se ne avvale, in questo caso nel mondo del calcio, soprattutto uruguaiano.

Caratteristiche che ritroviamo nel Leon (soprannome affibbiatogli in patria per via della sua proverbiale grinta).

Nahitan Nandez è nato il 28 dicembre 1995 a Maldonado, città situata a 95 kilometri dalla capitale Montevideo (capitale dell’Uruguay), ma non lo scopriamo certo ora: nonostante la giovane età, ha partecipato al Mondiale 2018 in Russia con la maglia della Celeste, soprannome della Seleccion uruguagia, dopo aver compiuto il percorso di crescita nelle varie Nazionali Under. Dotato di un fisico compatto e robusto, e con piedi vellutati e eleganti, Nandez è solamente 1 metro e 71 centrimetri per 70 kg di peso, ma questo certo non può essere considerato un difetto: piazzato come regista o mediano, fa davvero la differenza, grazie al suo baricentro basso, sa difendere bene il pallone ed è dotato di una buona visione di gioco, e questo lo ha reso ben presto uno dei pilastri del Boca Juniors, segnando anche parecchi gol nel torneo d’Apertura vinto dagli Xeneises, che hanno puntato su di lui per costruirsi una squadra che potesse ambire a diventare la migliore del Sudamerica.

Purtroppo il singolo non è stato sufficiente a sconfiggere gli acerrimi rivali nel doppio confronto più discusso e criticato di sempre, ma il mio obiettivo è proprio quello di premiare i calciatori che spesso sono messi in ombra da vittorie e gloria di altre squadre, di esaltare chi ci mette la passione e l’anima per il risultato e la gloria, di celebrare le cosiddette ‘vittorie morali’ di chi, nel caso specifico, con il proprio contributo ha fatto sognare per 24 minuti il popolo gialloblù di Buenos Aires, e ci ha provato fino alla fine a riportare a casa un titolo che manca dal 2007, anno in cui ci fu la consacrazione di un altro campione, Juan Roman  Riquelme, secondo marcatore della manifestazione con 8 gol.

Chissà che qualche squadra europea non possa puntare su Nandez nella prossima finestra di calciomercato a gennaio: alcuni sondaggi parlano di una Fiorentina in pole per il mediano.

Levante la cabeza, Leon!

Fonte: gol digital

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